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THE ITALIAN EDGE

Technology for Sustainability

Prefazione

Nouriel Roubini World renowned economist Nouriel Roubini is a professor at New York University's Stern School of Business and the chairman of the Roubini Global Economics. In September 2006, he spoke before an audience of economists at the International Monetary Fund and warned that “the United States was likely to face a once-in-a-lifetime house bust, an oil shock, sharply declining consumer confidence, and, ultimately, a deep recession” wrote the New York Times.

Il modello dei distretti industriali nell'economia globale

Nouriel Roubini
Professore di Economia alla New York University

In un’economia globale, non sempre più grande significa migliore. Anche i piccoli paesi possono creare modelli di successo che poi le economie più grandi potranno imitare: e un esempio di livello mondiale è costituito dal settore manifatturiero italiano. Da tempo, il modello italiano dei distretti industriali gode di un vantaggio competitivo che merita decisamente l’attenzione delle altre nazioni, sia industrializzate che in via di sviluppo.

L’integrazione di aziende di piccole e medie dimensioni dello stesso settore entro la medesima area geografica è una delle innovazioni italiane che hanno spinto il paese al posto che occupa oggi tra le sette economie più grandi del mondo. Certo, è vero che l’Italia ha anche altri atout economici e altre bellezze; l’eccellenza nella moda e nella gastronomia, la bellezza delle coste, dell’arte e dell’architettura sono famose in tutto il mondo. Non è quello dell’Italia il primo nome che viene in mente quando si parla di hi-tech e industria di precisione, ma è un errore: i bene informati (uomini d’affari, ingegneri, imprenditori, le forze armate americane) riconoscono l’innovazione italiana, anzi la ammirano e persino la invidiano.

Uno spirito innovativo, questo, che potrebbe rivelarsi il vantaggio chiave che farà prosperare l’Italia nonostante la crescente concorrenza che arriva soprattutto dall’Estremo Oriente. La rete italiana di complessi industriali relativamente piccoli e flessibili, spesso di proprietà familiare, si concentra sulla produzione piuttosto che sulla speculazione finanziaria. Quest’attenzione spasmodica al prodotto, all’innovazione e al marketing è uno dei grandi vantaggi della via italiana al manufacturing.

Le piccole dimensioni portano poi anche il vantaggio dell’adattabilità. Gli imprenditori italiani sono in grado di reagire in fretta al mutamento delle condizioni e delle domande del mercato: un approccio “leggero” e agile che consente di superare con successo la sparizione della lira come strumento di competitività dell’export attraverso la svalutazione. Un sistema fortemente adattabile, tipicamente italiano, che è per esempio la ragione per cui a fornire i rivestimenti esterni per la prossima generazione di razzi della NASA è una piccola azienda in Emilia Romagna.

Il vecchio detto secondo il quale “nulla è sicuro a parte il cambiamento” è sempre più vero nell’economia globale integrata. La capacità di reagire a questo cambiamento potrebbe diventare uno dei fattori fondamentali di successo economico nel Ventunesimo secolo, e la piccola impresa italiana ha accumulato un’esperienza enorme nella gestione del cambiamento. Un patrimonio di conoscenze unico e squisitamente italiano, che anche gli altri farebbero bene a studiare.

01 June 2011

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